7 Dolori Condivisi da Tutti i Marketing Manager

 

Avete presente la scala di Wong-Baker per la valutazione del dolore? E’ utilizzata negli uffici medici e negli ospedali per valutare la gravità del dolore di un paziente. La scala mostra una fila di facce stilizzate con un punteggio da 0 a 10. Zero è felice e sorridente ma con sempre più disagio si arriva al dieci che è miserabile e lacrimoso.

 

 

Raramente i marketer sperimentano un giorno di festa senza dolore, a meno che non stiano sorseggiando un mai tais su una spiaggia tropicale, con i loro dispositivi elettronici messi al sicuro lontani da loro.

Essendo io stesso un marketer conosco bene la situazione. Dobbiamo essere data oriented, sempre attivi e guru del digital marketing. Ciò non lascia molto spazio alla creatività. Ma quel che è peggio è che tutti quelli dell’azienda che hanno frequentato qualsiasi corso con dentro la parola marketing vogliono aver peso nel valutare le strategie e le tattiche.

Che tu sia un imprenditore o un marketer, comprendere questi sette punti critici renderà migliore il tuo lavoro.

 

1. Mancanza di allineamento interno

Sia a causa di reali problemi di comunicazione o di volute politiche aziendali, la mancanza di allineamento è una lamentela comune. A livello macro, tutti i membri dell’azienda dovrebbero essere allineati sul posizionamento del brand e sulla value proposition. Tutti dovrebbero sapere, capire e credere nei valori espressi dall’azienda. Troppo spesso però non è così. A un livello più micro, la mancanza di allineamento può invece essere attorno agli incentivi, alla cultura aziendale, ai processi, alle vendite, al CRM, all’uso della tecnologia ed ai premi dei dipendenti. Spesso i reparti vendite e marketing si contrappongono e competono per lo stesso budget, arrivando a lotte intestine totalmente improduttive. Più di una volta ho pianificato insieme ai marketing manager delle idee formidabili solo per essere qualche giorno dopo considerate “off-strategy” da un responsabile di un altro dipartimento. Sfortunatamente, spesso chi si oppone non ha nessuna idea di quale sia la strategia. Questo deriva da una mancanza di comprensione del marketing o solo semplicemente da non essere interessato nel capirlo.

 

2. Limiti di finanziamento o di budget

Le grandi idee spesso costano anche un sacco di soldi e possono sembrare un grosso rischio. Anche con una potenziale disponibilità di budget da parte dell’azienda, le spese vengono approvate più vacilmente verso il reparto vendite, le operazioni di marketing e gli investimenti tecnologici. Come conseguenza, molto CMO devono confinare la loro creatività dentro recinti con un livello economico più accessibile.

 

3. Ostacoli all’innovazione

In “Swimming Towards Success“, un quinquennale CMO Innovation Trends Study, la consulente di marketing strategico Lisa Nirell ha chiesto a 435 CMO di valutare su una scala da 1 a 10 l’importanza dell’innovazione per il loro successo. Più di un terzo degli intervistati ha valutato la spinta all’innovazione con un 10. Mentre la mancanza di denaro o di risorse umane sono barriere comuni, alcuni CMO lamentano anche il fatto che solo gli ingegneri e il reparto R&D si sentono titolari nel possedere l’innovazione.
Una barriera facile da sfondare è però la paura. I componenti più timidi del tuo team potrebbero essere seduti su alcune grandi idee. Prova a lanciare dei momenti di confronto comune aperti a tutti, dove ogni partecipante può esporre le sue idee. Le migliori idee possono essere premiate pubblicamente a livello aziendale.

 

4. Acquisizione di talenti

Nonostante internet abbia permesso di allargare la raccolta ed il filtraggio del curriculum, rimane difficile trovare buon talento. La persona che soddisfa meglio i requisiti sulla carta a volte risulta essere addirittura una cattiva scelta. Le descrizioni delle mansioni sono diventate sempre più strette e specifiche. Ma l’interrogativo più difficile a dar risposta è se la persona che stai assumendo sarà una persona che impara lentamente o addirittura un pony.

 

5. Perdita di tempo prezioso e rallentamento sugli obiettivi

Se sei oberato di lavoro allora sei in buona compagnia. I CMO perdono tempo prezioso nel spegnere “incendi”, leggere e-mail e rispondere a telefonate. Personalmente sono costantemente in difficoltà con la voglia di fare le cose da solo perché “è più veloce di doverlo spiegare”. Il mio consiglio? Spiegatelo. Scoprirai che sviluppa la comunicazione interpersonale e permette di sprecare meno tempo nel lungo termine. Inoltre, stai aiutando le persone a crescere nella loro carriera condividendo con loro il “come fai le cose”. Il procedere lentamente dei tuoi obiettivi è un’altra fonte di frustrazione. I progetti vitali sono spesso impantanati da dettagli inutili andando a rallentare anche l’anticipazione di altre importanti iniziative.

 

6. Dati inaccurati sui clienti

I dati imprecisi o mancanti sui tuoi clienti o gli account duplicati nel sistema CRM sono fastidiosa spina nel fianco.
La visione limitata dei clienti rende difficile identificare le loro esigenze non soddisfatte e realizzare una proposta mirata e personalizzata.

 

7. Al passo con la tecnologia

Mentre si sentono obbligati a investire in nuove tecnologie, i marketing manager lamentano “l’affaticamento dell’innovazione”. I nuovi sistemi sono costosi, richiedono formazione del personale, richiedono tempo per essere adottati e richiedono un aggiornamento regolare. Come osserva Nirell nella sua ricerca su CMO, “Le iniziative incentrate sulla tecnologia possono facilmente mettere in secondo piano le principali funzioni del marketing, come stimolare le conversazioni con i clienti, gli eventi dal vivo, le comunicazioni nei momenti di crisis-management e altre competenze di marketing”.
Mentre gli esperti di marketing e gli imprenditori di successo lottano con questi problemi, hanno anche trovato soluzioni e alternative. Molti dei marketer che Nirell ha esaminato hanno suggerito di usare le piccole e confidenziali riunioni tra i propri pari come un’eccellente opportunità per raccogliere qualche consiglio utile che li possa aiutare.

Può essere un modo proattivo per mostrare che senti il loro dolore, anche senza l’aiuto della scala di Wong-Baker.

 

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